Bivacco Pelino sul Monte Amaro della Majella 2973 metri s.l.m.

Storia

L'idea di costruire un rifugio

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L’idea di costruire un rifugio sulla Majella nacque nel 1888 dalla collaborazione tra la Sezione romana del CAI ed alcuni soci della sezione di Chieti. Nel mese di Giugno dello stesso anno partì una spedizione alla volta della vetta del Monte Amaro, purtroppo mai raggiunta a causa delle avverse condizioni meteorologiche. L’anno successivo, nel 1889, alcuni operai di Sulmona vennero incaricati di costruire la struttura e il 29 Giugno venne così effettuato il primo, vero sopralluogo dell’area per verificare la reale fattibilità dell’opera. Nel 1890, le Sezioni del CAI di Roma e Chieti stipularono un accordo per la costruzione e grazie al loro contributo venne realizzato il rifugio “Vittorio Emanuele II”, successivamente inaugurato il 14 Luglio 1890. Questo primo rifugio venne realizzato in pietrame a secco ed era costituito da due locali con copertura in legname e lamiere di ferro zincato, per una superficie esterna complessiva di circa 50 mq. Poteva ospitare fino a 10 persone ed era dotato persino di una stufa a legna. Nel corso degli anni successivi subì numerosi saccheggi e più volte venne abbandonato, fino alla sua completa distruzione nel 1944 per mano delle truppe tedesche in ritirata.


La Majella rimane così senza Rifugio per oltre vent’anni, fin quando nel 1964 la sezione CAI di Sulmona decise di costruire un Bivacco sulla vetta del Monte Amaro. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessario per la procedura, iniziarono le operazioni di costruzione. Il 9 Settembre 1965 venne trasportato il materiale a Passo San Leonardo e il 10 Settembre il tutto venne trasportato sul Monte Amaro grazie all’ausilio di tre elicotteri militari del 31° Stormo. La struttura era di materiale metallico e presentava una dimensione di 16 mq; era provvista di due finestre laterali, pavimentazione in legno ed era dotata di 10 posti letto. Il 10 Luglio 1866 venne inaugurato in occasione del 9° raduno Interregionale Giovanile del CAI. Purtroppo però nella notte del 31 Dicembre 1974 una forte tempesta lo distrusse pressoché totalmente e nel 1976 venne redatto un nuovo progetto per la costruzione di una nuova struttura in muratura (anche se tuttavia il peso eccessivo dei materiali rese impossibile tale ipotesi).


Tre anni dopo, nel 1979, due soci sulmonesi (L. Le Donne e L. Mininni) resentarono un nuovo progetto che prevedeva la costruzione del bivacco con una forma geodetica. Dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni del caso, nel 1981 iniziarono i lavori per la preparazione di quella che era l’area ove doveva sorgere il nuovo Bivacco. L’assemblaggio della struttura necessitò di ben tre giorni e prevedeva la costruzione di 105 pannelli triangolari, mentre fu durante la stagione estiva che si procedette con le opere di pavimentazione, coibentazione e allestimento tavolacci. Venne inaugurato il 18 Luglio 1982 in occasione XXV Raduno Interregionale e V Raduno Nazionale Giovanile del CAI. Nel corso degli anni ha purtroppo dovuto fronteggiare numerosi atti vandalici, ultimo in ordine di tempo quello del Settembre 2017, ove la struttura venne invasa dalla mondezza.

Fonte: CAI Sulmona

L'interno del Bivacco Pelino

Il Bivacco dispone di 10 posti letto, è sempre aperto, non è provvisto di acqua.

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Come raggiungere il Bivacco Pelino

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ITINERARIO 1 (Rifugio Pomilio – Monte Amaro)

Si parte da quota 1800 m in località Blockhaus, è la via che prevede il minor dislivello per raggiungere la vetta. Nel percorso di ritorno è possibile salire sulla Cima delle Murelle, una delle vette più caratteristiche dell’intera Majella.

ITINERARIO 2 (Fara San Martino – Monte Amaro)

Si parte da Fara San Martino. E’ il percorso con maggior dislivello per raggiungere la vetta (2350 m solo andata) ma anche il più suggestivo.

ITINERARIO 3 (Traversata della Majella)

Questo percorso attraversa in direzione sud-est – nord-ovest l’intero massiccio della Majella. Percorso estremamente vario, per le gole profonde con pareti alte centinaia di metri, boschi di faggi lussureggianti, valli profonde percorse da fiumi cristallini senza dimenticare i grandi ed aspri altipiani alpini tipici delle alte vie della Majella. Il percorso prevede l’ausilio di due macchine in quanto luogo di partenza ed arrivo sono differenti e molto distanti.

ITINERARIO 4 (Rava della Giumenta Bianca da Fonte fredda)

La Rava della Giumenta Bianca è uno dei canaloni più spettacolari dell’Appennino. Si distende molto ripida dalla cima della Majella (2973mslm) fino oltre il limite del bosco sottostante (1700mslm). Nei secoli le slavine hanno ripulito questa lingua da ogni arbusto o alberello che abbia osato tentare di piantarci le radici. Ogni qual volta l’inverno porta forti nevicate con massicci accumuli di neve, poderose valanghe si staccano dal versante e penetrano nel bosco sottostante, a volte fino a travolgerlo e sradicarlo.

Da Sulmona si segue la strada regionale 487 per Pacentro e quindi per Passo San Leonardo. Un paio di km prima del Passo si parcheggia l'auto (Km 37.600). Rava della Giumenta Bianca Nella zona denominata Fonte fredda si sale in direzione nord/nord-est fino ad incontrare il sentiero estivo. Attraverso la faggeta si arriva ad imboccare la rava tra l'intrigo degli alberi abbattuti dalle slavine. Si risale quindi l'ampio canale che si fa man mano più ripido e superato un restringimento si giunge ad un tratto più ampio chiuso in alto da paretine e canali. Quindi arrivati a quota 2400 m circa, si continua a salire verso destra pervenendo ad una sella (2600 m) da cui si accede alla lunga Valle di Femmina Morta. Si risale infine il versante Sud dell'ampio dosso della cima del Monte Amaro.


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