Trekking Monte Prena

Carrareccia per l'ex miniera - La Canala - "via dei Laghetti" - Monte Prena (2.561 m) - "via normale per Vado di Ferruccio"

Segnaletica giallo-rossa, assente nel primo tratto fino alla Canala.

Dettagli

Partenza: Carrareccia per ex miniera di bitume

Tempo di percorrenza: 7 ore senza sosta

Dislivello: 1000 m

Segnavia: segnato (bianco-rosso) assente nel primo tratto fino alla Canala.

Periodo consigliato: da giugno a settembre


monte prena

Monte Prena

I Laghetti

L'itinerario si sviluppa prevalentemente sul fondo di un canale dove lo scioglimento delle nevi forma i cosiddetti laghetti, pozze d'acqua trasparente intervallati gli uni dagli altri da verticali e lisci salti di roccia che a volte possono essere aggirati mentre altre volte vanno superati direttamente affrontando passaggi alpinistici affatto banali. Alle difficoltà alpinistiche spesso si aggiunge il pietrisco che ricopre alcuni passaggi facendoli diventare particolarmente insidiosi. Per tutto questo la salita va affrontata con adeguata preparazione tecnica e attrezzatura adeguata.

laghetto monte prena

Un laghetto della Via dei Laghetti

Come detto, "i laghetti" sono alimentati prevalentemente da acqua di fusione quindi il periodo ideale per effettuare questa salita è all’inizio dell’estate in quanto con il proseguio della stagione calda "i laghetti" tendono a sparire togliendo gran parte del fascino a questo itinerario. La via è abbondantemente segnalata con segni di vernice giallo-rossi quindi non pone problemi di orientamento. Un ultimo consiglio, evitate di affrontare l'itinerario in condizioni di tempo incerto in quanto in caso di temporali, come purtroppo già successo, il canale in poco tempo può trasformarsi in un torrente impetuoso. La discesa è per la via normale, lunga ma tranquilla, ad eccezione del primo tratto appena sotto la vetta dove occorre scendere per un ripido canalino ghiaioso un po' scomodo.

Percorso:

Ci sono escursioni che si posizionano in una zona di confine tra l'escursionismo e l'alpinismo. Non possono essere considerate salite alpinistiche a tutti gli effetti ma nemmeno è possibile classificarle come salite escursionistiche. La via dei Laghetti al Monte Prena è una di queste, un percorso affascinante prevalentemente escursionistico ma con molti passaggi alpinistici per cui se non si ha una certa dimistichezza con la roccia può riservare notevoli problemi.

Parcheggiata l’automobile nei pressi della prima evidente curva a destra sulla carrareccia per l’ex miniera di bitume, si scende nel sottostante ampio canale sabbioso conosciuto con il nome de “La Fornaca” e si risale sull’altro versante dove si inizia a traversare senza mai perdere quota per aggirare a sinistra il tondeggiante Monte Veticoso. Poco dopo aver oltrepassato un piccolo stazzo si incontra un evidente sentiero che dapprima costeggia e poi entra nel grande “fiume” sabbioso della “Canala” percorrendo il quale ci si dirige verso un casotto in muratura circondato da alcuni pini (quota 1.810 m). Il sentiero, evidentissimo e ben segnato, prosegue dapprima pianeggiante e poi in salita alla sinistra (destra orografica) del canale. Lasciata a sinistra la targa che indica l’attacco della “via Cieri” che sale al M. Infornace, si inizia a salire fra grandi massi di roccia liscia e bianchissima che conducono all’ingresso del canale vero e proprio (0h40’ dalla partenza) dentro il quale si sviluppa la via dei laghetti. Dopo alcuni brevi e divertenti passaggini di semplice arrampicata si raggiunge la prima vera difficoltà della via: un muretto di III grado, di solito bagnato nella parte centrale, che è possibile superare arrampicando sia al centro (freccia rossa) che ai suoi lati. Superato l’ostacolo si prosegue la salita superando numerosi altri passaggi di II grado su roccia liscia ma sempre ottima. In questa prima parte del canale a tratti si cammina ma per la maggior parte si arrampica costeggiando dei caratteristici laghetti che danno un tocco di colore ad un ambiente eccezionale costituito da torrioni rocciosi e pinnacoli di roccia bianca e quasi accecante. Si raggiunge così il secondo passaggio di III grado della via, probabilmente il più ostico, che si presenta come una liscia placchetta appoggiata ad uno spigolo, quasi a formare un diedro, che si supera forzando il passaggio in aderenza, con un solo appoggio per i piedi dentro lo spigolo e con un solo buon appiglio per la mano destra subito dietro lo spigolo (il quale si trova solo quando si è nel mezzo della placchetta). Si continua ad arrampicare per un lungo ed impegnativo tratto dove si supera anche il terzo passaggio di III grado costituito da uno stretto camino che precede un masso incastrato. Uno dei lati del camino è completamente lisciato dall’acqua. Si risale il camino facendo contrapposizione con la parete di destra e sfruttando un solo buon appoggio per i piedi ed un paio di appigli per le mani sulla parete liscia di sinistra. Superato il camino ci si infila sotto il masso incastrato (è anche possibile arrampicare alla sua sinistra). Segue un tratto senza eccessive difficoltà dopodiché si supera un ultimo risalto roccioso un po’ esposto (II grado), quota 2.200 m circa, e si accede alla parte superiore del canale che si allarga e dove le difficoltà terminano. Poco oltre il canale piega decisamente a destra e raggiunge un forcellino dove si congiunge alla Via Brancadoro che sale da destra (quota 2.380 m circa). Da questo punto in poi il percorso cambia totalmente, da incassato e angusto diventa aereo e segue l'ampio crinale che punta dritto alla cima. La traccia, non sempre netta, supera brevi saltini aggirandoli, e faticosamente risale su terreno prevalentemente pietroso fino ad uscire in vetta (2561 m, 3h15’ dall’attacco della via, 4h00’ dalla macchina). Bellissimo il panorama che si gode dalla stretta cima. A ovest bellissima è la cresta rocciosa fra il M. Infornace e le Torri di Casanova. Poco più lontano fa bella mostra di se il Corno Grande con le sue tre vette. Ad est poderosa si alza la mole del M. Camicia che però da questo versante non mostra la sua prospettiva più bella. A sud, subito sotto di noi, ammiriamo il serpentone sabbioso della “Canala” che si addentra nello sconfinato altopiano di Campo Imperatore. A nord, invece, le placide colline teramane dolcemente digradano verso il vicino Mare Adriatico.

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Croce di Vetta sul Monte Prena

Per la discesa solitamente si opta per la “via normale” che permette di compiere un bell’anello attorno alla montagna. Dalla cima si segue per un brevissimo tratto la cresta est e quindi si scende a sinistra in un canalino detritico molto scomodo che immette in un vallone più ampio ma sempre molto malagevole per via del fondo sconnesso. Man mano che si scende il sentiero migliora e al termine del vallone si piega verso destra per raggiungere un piccolo pianoro (2.369 m). Si prosegue su comodo sentiero scendendo un secondo ripido costone che ci porta sul largo crinale che unisce il M. Prena al M. Camicia. Con lievi saliscendi si percorre l’ampia cresta fino al Vado di Ferruccio (tabella segnaletica, 2233 m). Dal vado si devia nettamente verso destra e si prende il sentiero che attraversa con un lunghissimo diagonale i vasti pratoni del Ferruccio. Oltrepassato un fosso si risale qualche metro e quindi per prati si continua a scendere fino a raggiungere la strada sterrata a quota 1.745 m che, in breve, verso destra, riporta al punto di partenza (1h45').

Fonte:Esporamonti.it